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Questo Paese non è una discarica: la Corea del Sud straccia gli accordi di pace con Pyongyang

CronacaQuesto Paese non è una discarica: la Corea del Sud straccia gli accordi di pace con Pyongyang

ROMA – Non l’ha preso bene la Corea del Sud, il bombardamento di centinaia di palloncini pieni di rifiuti e letame. L’invio di balloons pieni di scarti non è stato infatti uno scherzo di cattivo gusto, ma una vera e propria minaccia per Seul, tanto da attivare il Consiglio di sicurezza nazionale sudcoreano, che ha deciso di sospendere l’accordo militare di riduzione delle tensioni con Pyongyang, firmato nel 2018. Si alza così la tensione tra Corea del nord e Corea del sud. Come spiegano le principali agenzie stampa di Seul, i partecipanti alla riunione, “hanno deciso di presentare una proposta per sospendere l’intera efficacia dell’accordo militare del 19 settembre 2018 fino a quando non sarà ripristinata la fiducia reciproca tra le due Coree”. La proposta è stata quindi approvata dal governo e il presidente Yoon Suk-yeol ha dato il suo via libera definitivo con la sua firma.

palloncini immondizia e feci sudcorea

Nella foto i palloncini “incriminati”, inviati dalla Corea del Nord oltre confine

A mettere nero su bianco le motivazioni della dura reazione è il Consiglio di sicurezza, presieduto dal vice consigliere Kim Tae-hyo, che ha concluso come le ultime iniziative di Pyongyang abbiano “causato danni e minacce reali ai cittadini sudcoreani e avuto un impatto negativo sulla preparazione dell’esercito”.

COSA PUÒ SUCCEDERE ORA

Con la sospensione degli accordi, Seul ripristina di fatto le azioni miliari lungo il confine, in modo da consentire “l’addestramento militare vicino alla linea di demarcazione intercoreana”, che era stata limitata dall’accordo, e “dare risposte più adeguate e immediate alle provocazioni nordcoreane”. L’ultima parola è dell’ufficio presidenziale di Seul che assicura: “Il governo adotterà tutte le misure necessarie per proteggere la vita e la sicurezza dei nostri cittadini”. C’è da aspettarsi il proseguimento della strategia di tensione: tra le opzioni di ritorsione studiate dalla Corea del Sud c’è infatti la ripresa delle trasmissioni con gli altoparlanti, come avveniva in passato, da cui venivano denunciate per voce le violazioni dei diritti umani da parte del Paese di Kim Jong-un.

L’ANTEFATTO

Dai confini della Corea del nord, tra il 28 maggio e il 2 giugno, sono stati lanciati oltre confine 3.500 palloncini trasportando 15 tonnellate di spazzatura e letame verso la Corea del Sud ( questa la versione di Pyongyang, per Seul i palloncini arrivati sarebbero meno di mille). Il regime di Kim Jon-un sostiene di aver attivato questa iniziativa in risposta all’invio di volantini anticomunisti oltre confine da parte degli attivisti sudcoreani. Domenica scorsa, 2 giugno, la Corea del Nord ha lanciato un ultimatum ai propri vicini: come riferito dall’agenzia di stampa statale Kcna, Pyongyang si è detta disposta a interrompere l’invio di nuovi palloncini, a fronte dell’impegno del governo di Seul di impedire ai propri attivisti il lancio di volantini. Non solo, ha minacciato di continuare a inviare i balloons con spazzatura in quantità “100 volte tanto” la quantità di volantini ricevuti.

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