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Netanyahu parlerà al Congresso Usa. Biden: “Su Rafah mi ha dato ascolto”

Dall'Italia e dal MondoNetanyahu parlerà al Congresso Usa. Biden: "Su Rafah mi ha dato ascolto"

(Adnkronos) – Mentre la tregua a Gaza si allontana, i media americani fanno sapere che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlerà in una sessione congiunta del Congresso Usa il 24 luglio. “L’incontro bipartisan e bicamerale simboleggia la relazione duratura tra Stati Uniti e Israele e offrirà al primo ministro Netanyahu l’opportunità di condividere la visione del governo israeliano per difendere la democrazia, combattere il terrorismo e stabilire una pace giusta e duratura nella regione”, hanno affermato il presidente della Camera repubblicana Mike Johnson e il leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell, in una dichiarazione congiunta. 

Secondo il presidente degli Stati Uniti Joe Biden Netanyahu ha ascoltato i suoi avvertimenti contro una grande offensiva militare a Rafah, adattando i piani dell’Idf a un’operazione più mirata. Alla domanda, in un’intervista con Abc News se pensa che il premier israeliano lo stia ascoltando, Biden ha risposto: “Penso che mi stia ascoltando”. “Stavano per entrare a tutto campo a Rafah – invadere tutta Rafah, entrare in città, conquistarla, muoversi con tutte le forze. Non l’hanno fatto”, ha affermato il presidente Usa che, alla domanda se pensa che Netanyahu si atterrà alla proposta di accordo con gli ostaggi presentata da Israele la scorsa settimana, Biden ha risposto: “Ha detto pubblicamente che lo farà. I nostri amici europei sono d’accordo. Dobbiamo ottenere un cessate il fuoco”. 

“Hamas non consegnerà le sue armi, né firmerà una proposta che lo richieda”, sarebbe il messaggio del leader di Hamas nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar, consegnato ai mediatori arabi riguardo all’ultima proposta di accordo presentata dall’amministrazione Biden secondo il Wall Street Journal. In precedenza una fonte egiziana aveva detto di aver ricevuto ”segnali positivi” da Hamas sull’ultima proposta di accordo e di aspettarsi una risposta nei prossimi giorni. 

Israele e Hamas “accettino qualsiasi compromesso finale che sia necessario per concludere l’accordo” sul cessate il fuoco in cambio del rilascio degli ostaggi, “non c’è tempo da perdere, è tempo che la guerra finisca”. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta dei leader dei Paesi (Stati Uniti, Argentina, Austria, Brasile, Bulgaria, Canada, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna, Thailandia e Regno Unito) che hanno propri cittadini prigionieri a Gaza, nella quale si dicono “profondamente preoccupati” per gli ostaggi ed esprimono “pieno sostegno” al piano presentato da Joe Biden la settimane scorsa. 

“Non c’è tempo da perdere. Chiediamo ad Hamas di concludere questo accordo, con cui Israele è pronto a procedere, e di iniziare il processo di liberazione dei nostri cittadini – esortano – Notiamo che questo accordo porterebbe a un immediato cessate il fuoco e alla riabilitazione di Gaza, insieme a garanzie di sicurezza per israeliani e palestinesi, e a opportunità per una pace più duratura a lungo termine e per una soluzione a due Stati”. 

Intanto il procuratore generale Gali Baharav-Miara ha chiesto la formazione di una commissione statale d’inchiesta per esaminare gli eventi della guerra tra Israele e Hamas. Lo rendono noto i media israeliani, secondo i quali la richiesta nasce nel tentativo di contrastare le critiche internazionali contro Israele. 

Numerosi attacchi sono stati effettuati da Israele nella notte e nelle prime ore del mattino in Cisgiordania, scrive l’agenzia palestinese Wafa, precisando che i raid hanno preso di mira villaggi e città dopo l’uccisione di tre giovani a Jenin. Una folla di migliaia di persone ha formato una marcia funebre per i tre giovani palestinesi, di età compresa tra i 17 e i 24 anni, che sono stati uccisi ieri dalle forze israeliane. 

Aerei israeliani hanno inoltre effettuato un attacco aereo su Jabal al Rihane, nel sud del Libano secondo quanto riferito dal quotidiano libanese Al Akhbar, affiliato a Hezbollah. 

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