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Migranti, quel “modello Ruanda” che divide i partiti alle europee

CronacaMigranti, quel “modello Ruanda” che divide i partiti alle europee

ROMA – A pochi giorni dall’apertura dei seggi per il rinnovo del Parlamento europeo i gruppi e i partiti che si contendono la nuova maggioranza mettono la politica migratoria tra i temi al centro dei loro manifesti. E a fare da “spartiacque” tra le proposte rispetto a chi cerca di varcare le frontiere Schengen non è il nuovo Patto migrazioni e asilo – sebbene sia ancora oggetto di dibattito – bensì il “modello Ruanda” che arriva dal Regno Unito, per la prima volta grande assente dalle europee da quando è entrata in vigore la Brexit.

LA SCELTA DEI CONSERVATORI A LONDRA

A dimostrarsi favorevole al piano con cui il governo del premier Rishi Sunak, in tandem col presidente ruandese Paul Kagame, vuole sistematizzare il trasmerimento a Kigali dei migranti arrivati irregolarmente attraverso la Manica, è il Partito dei popolari europei (Ppe) guidato da Ursula von der Leyen. Da mesi la presidente uscente della Commissione Ue ripete che “deve essere l’Europa, e non i trafficanti, a stabilire chi entra e chi no”. Il Ppe, oltre a rafforzare l’agenzia Frontex, propone che “chiunque chieda asilo nell’Ue possa anche essere trasferito in un Paese terzo sicuro ed effettuare lì la procedura di asilo. In caso di esito positivo, il Paese terzo sicuro garantirà protezione al richiedente in loco”.

GLI ACCORDI CON LA TUNISIA

Ma se l’accordo con il Ruanda non viene esplicitamente citato, nel programma figura invece “quello con la Tunisia”, che sdogana il concetto di “Paese terzo sicuro”, che per i difensori dei diritti dei migranti è una forma di “esternalizzazione delle responsabilità” dei Paesi europei a Stati extra-europei, spesso accusati di scarso rispetto dei diritti e delle convenzioni internazionali.

OPPOSIZIONE SOCIALISTA

Contrari a questa linea, ma favorevoli all’impalcatura del Patto migrazioni e asilo, sono i Socialisti e democratici (S&d), convinti che il Patto “porti l’Ue fuori dalla logica della gestione emergenziale” del fenomeno, che richiede un “rafforzamento delle frontiere”. Pur chiedendo maggiori tutele per minori e donne e assicurando che “il soccorso in mare non si criminalizza”, il candidato lussemburghese e attuale commissario al Lavoro e ai diritti sociali Nicolas Schmit in questi giorni ha aperto all’esternalizzazione del fenomeno, a patto che “avvenga sotto il controllo europeo”. Renew Europe, la famiglia centrista dei liberali, propone “gestione” delle frontiere e un approccio “umano” a chi sogna di varcare le frontiere Schengen, per sconfiggere i principali nemici dei migranti: populismo e trafficanti. Tra gli “spitzenkandidat”, la francese, alleata di Macron, Valérie Hayer, la tedesca di Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde), Marie-Agnes Strack-Zimmermann, e l’italiano Sandro Gozi, segretario del Partito Democratico Europeo (Pde). A invocare un argine alla corsa dei partiti di estrema destra sono i Green, gli unici a suggerire di estendere l’uso della Direttiva per la protezione temporanea – impiegata per gli ucraini subito dopo lo scoppio della guerra nel 2022 per garantire l’asilo in pochi giorni – nonché visti per i “rifugiati climatici”.

LA DESTRA CHE AVANZA

Per vari analisti, la corsa ai seggi tra i 27 Stati membri vede ben piazzate formazioni di destra come il tedesco Alternative fur Deutschland (Afd), il francese Rassemblement National di Marine Le Pen, il portoghese Chega (“Basta”!) e Soluzione greca, che sfiderà direttamente il conservatore Nuova democrazia del premier Kyriakos Mitsotakis. Quest’ultimo è uscito da anni di tensioni con la Turchia pur di mettere un freno agli sbarchi nell’Egeo. Eppure Identità e democrazia, ossia il gruppo europeo che raduna i partiti di destra tra cui Adf, non ha voluto pubblicare un manifesto comune e quindi la posizione sui migranti non è stata esplicitata in modo univoco. Ad accusare invece Von Der Leyen di aprire ai partiti della destra estrema attraverso le sue posizioni in ambito migratorio è il leader della Sinistra europea Walter Baier, “spitzenkandidat” dell’unico gruppo che si spinge a invocare “la cancellazione” del Patto europeo sulle migrazioni e l’abbattimento della “Fortezza Europa”. La destra dei Conservatori e riformisti di Ecr – gruppo che alla presidenza vede la premier italiana Giorgia Meloni e si rifiuta di presentare un candidato alla Commissione – si colloca sulla linea dei Popolari e propone “l’aumento dei rimpatri” e più “esternalizzazione delle frontiere tramite accordi coi Paesi terzi”, in linea col “modello Ruanda”. Fratelli d’Italia, in maggioranza con Forza Italia e Lega, cercano quindi di conquistare elettori proponendo meccanismi di blocco navale e il potenziamento delle agenzie come Frontex ed Europol.

L’ESPERIENZA DI LAMPEDUSA

Contro tali posizioni si schiera nuovamente il “medico di Lampedusa”, Pietro Bartolo, che corre con il Pd, insieme a due “new entry”: l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano condannato e poi assolto dai reati di truffa, peculato, falso e abuso d’ufficio nella gestione dei migranti nel suo Comune, candidato con Alleanza Verdi e Sinistra, e Cecilia Strada, ex presidente di Emergency e figlia del suo fondatore, Gino Strada, che si presenta con il Pd. Il primo invoca “accoglienza, solidarietà e di riscatto delle nostre terre, contro abbandono e mafia”; la seconda ricorda che il giorno in cui morì il padre era bordo della nave di ricerca e soccorso Resq, che aveva salvato quasi 90 persone.

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