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Il governo dice “addio alle liste d’attesa”: ecco le novità

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ROMA – Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge e al disegno di legge per l’abbattimento delle liste di attesa nelle strutture sanitarie. “Questi provvedimenti sono frutto di un lavoro che ci ha visto confrontarci con le Regioni, con gli ordini professionali e con le associazioni dei cittadini. Credo si vada incontro ad uno dei problemi più lamentati dai cittadini rispetto al sistema sanitario, che sono le liste d’attesa. È una questione di risorse, ma come abbiamo sempre detto anche di organizzazione“. Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, illustrando in conferenza stampa le misure del governo contro le liste d’attesa, al termine del Consiglio dei ministri.

LISTE D’ATTESA, ECCO LE NOVITÀ

Se il cittadino non riceverà la prestazione sanitaria entro 72 ore, qualora fosse urgente, potrà rivolgersi all’intramoenia o al privato accreditato. Tutto però a carico del Servizio sanitario nazionale“, ha spiegato il ministro in conferenza, che si è svolta a Palazzo Chigi. Questo vuol dire che “cittadini finalmente potranno avere le prestazioni di cui necessitano nei tempi giusti e a carico dell’Ssn”. Inoltre, sarà abolito anche il tetto di spesa. “Esiste da 20 anni e nessuno lo aveva mai cancellato. Per il 2024 – ha aggiunto il ministro – il tetto di spesa per il personale sanitario passerà dal 10 al 15 % per le regioni che ne facciano richiesta, mentre dall’1 gennaio 2025 sarà abolito“. Questo è fondamentale intanto per aumentare il numero di operatori sanitari, ma soprattutto per mettere forze nuove e giovani dentro il sistema sanitario nazionale“. Il ministro ha quindi tenuto a sottolineare che si tratta di un risultato ottenuto “con tutto il governo e ringrazio soprattutto il primo ministro per la grande sensibilità che ha dimostrato su questo tema”.

Per Schillaci “non è più accettabile che in tante realtà ci siano liste chiuse, devono rimanere sempre aperte. Le singole aziende ospedaliere o il singolo professionista non devono più fare in intramoenia un numero di prestazioni superiori a quelle che svolge il sistema sanitario nazionale”. Il ministro ha poi sottolineato che “da alcune rilevazioni fatte a campione risulta tragicamente che ci sono presidi sanitari nei quali magari si fanno 9 elettrocardiogrammi in regime di assistenza del Ssn e 90 in intramoenia. Questo non è più accettabile“. 

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