CASERTA – Si allarga anche ad Rfi l’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulla maxitangente versata dall’imprenditore casertano della grotta Antonio Luserta all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, legata all’aggiudicazione dell’appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri per la realizzazione della linea Alta Velocità Napoli-Bari, in corso di costruzione. Un appalto concesso da Rfi a Luserta – questa è l’ipotesi dei pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano coordinati dal procuratore Pierpaolo Bruni – grazie ai buoni uffici di Marino, che per questo avrebbe ricevuto dall’imprenditore una tangente da poco più di 200mila euro; un’altra mazzetta di quasi 500mila euro sarebbe stata versata al funzionario di Rfi Domenico Semplice, indagato per corruzione insieme alla moglie Laura Arena, avvocato, agli imprenditori delle cave Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, e Gaetano Sacco, architetto e consulente degli imprenditori coinvolti. I cinque nuovi indagati si aggiungono ai tre, appunto Carlo Marino, Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex sindaco, già emersi il 22 giugno scorso, quando i carabinieri effettuarono su ordine della Procura una prima perquisizione. Oggi i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta sono andati a perquisire Semplice e gli altri nuovi indagati, trovando e sequestrando un rolex da 80mila euro e mazzette di banconote. Dall’indagine emerge un sistema di tangenti che coinvolgerebbe anche altri imprenditori delle cave, sospettati di aver versato somme di denaro al funzionario di Rfi. Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri è emerso che Luserta avrebbe siglato un accordo corruttivo nella primavera-estate del 2022 con l’allora sindaco di Caserta Carlo Marino nello studio dell’avvocato Vincenzo Iorio, stretto collaboratore di Marino. Un accordo resosi necessario, per i pm, perché Luserta aveva bisogno di superare la mancanza di autorizzazione da parte del Genio Civile allo smaltimento di Trs nella sua cava ubicata a Caserta in zona Santa Lucia. Luserta si sarebbe quindi rivolto a Marino affinchè fosse lui, come sindaco di Caserta, ad avanzare a Rfi la proposta di utilizzo della cava. Marino, per dar seguito al patto illecito, avrebbe contattato Semplice; quest’ultimo ha contribuito all’assegnazione dell’appalto, ricevendo in cambio da Luserta, tra il giugno 2024 e il gennaio 2026, quasi 500mila euro, spacciati come consulenze fittizie – ben 13 – data all’architetto indagato Gaetano Sacco, che ha poi girato due bonifici per un totale di 60mila euro alla moglie di Semplice, l’avvocato Laura Arena (primo bonifico da 49.500 euro, l’altro da 18.800 euro); anche qui le fatture emesse dalla professionista riguardavano consulenze legali, ritenute però fittizie. Altri bonifici per un valore di quasi 366mila euro sono stati poi girati a società di ingegneria riconducibili a Semplice; questi avrebbero poi ricevuto da Sacco, nel gennaio di quest’anno, anche un lussuoso rolex, sequestrato dai carabinieri dopo la perquisizione di stamani. Nell’indagine sono poi finiti anche gli imprenditori delle cave Giovanni Sferragatta, che gestisce la cava di tufo Giannelli di Maddaloni, e Bifulco, gestore di una cava ad Apricena (Foggia). Anche loro avrebbero pagato Semplice per avere gli appalti, anche se con somme inferiori a quelle dati da Luserta.

