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Borrell chiede un’indagine indipendente sul raid israeliano contro la scuola di Gaza

CronacaBorrell chiede un’indagine indipendente sul raid israeliano contro la scuola di Gaza

ROMA – Il bombardamento israeliano che stamani ha colpito una scuola delle Nazioni Unite nel campo profughi di Nuseirat “richiede un’indagine indipendente, in linea con l’ultima ordinanza della Corte di giustizia internazionale”: così ha scandito l’alto rappresentante della politica estera europea, Josep Borrell. “I report che arrivano da Gaza”, ha aggiunto Borrell in una serie di post du ‘X’, “dimostrano ripetutamente che violenza e sofferenze sono ancora l’unica realtà per centinaia di migliaia di civili innocenti. Il cessate il fuoco permanente è l’unica via da seguire per proteggere i civili e ottenere il rilascio immediato di tutti gli ostaggi”. Borrell ha citato la sentenza dell’Icj, il tribunale delle Nazioni Unite che da gennaio ha emesso già tre ordinanze nell’ambito del procedimento avviato dopo la denuncia del Sudafrica, che ha accusato Tel Aviv di genocidio nella Striscia di Gaza. Nell’ultima, ha ordinato al governo del premier Benjamin Netanyahu di porre fine agli attacchi a Rafah, nel sud, e di facilitare una volta per tutte l’ingresso degli aiuti umanitari, reso estremamene complesso in seguito alla chiusura dei valichi di frontiera e a causa dell’introduzione di procedure di selezione che rallentano i convogli, oppure li lasciano fuori.

Intanto è salito a 40 morti il bilancio del bombardamento con cui l’esercito israeliano ha colpito la scuola di Nuseirat, gestita dall’Agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa). Secondo le autorità di Gaza, tra le vittime ci sono 14 bambini e nove donne. L’esercito di Tel Aviv ha giustificato il raid sostenendo che all’interno della struttura si nascondessero tra i venti e i trenta combattenti di Hamas e Brigata islamica. Un’inchiesta di Al Jazeera riferisce che i missili impiegati contro la scuola siano quelli che prevedono un sistema di guida fornito dagli Stati Uniti, primo fornitore di armamenti di Tel Aviv. Tra i primi a dare notizia stamani dell’attacco sono stati i responsabili sanitari dell’ospedale Al-Aqsa, non distante dalla scuola. Medici senza frontiere fa sapere in una nota che, secondo la propria responsabile medica a Gaza, la dottoressa Karin Huster, “l’ospedale è ridotto a una nave che affonda”. Huster continua: “Nel pronto soccorso supportato da Msf la situazione è ancora peggiore di quella di ieri. Nella zona rossa, dove vengono visitati i pazienti più critici, ci sono scene di devastazione. I pazienti sono sul pavimento, c’è sangue ovunque, non ci sono letti, i cadaveri non vengono portati all’obitorio perché è sovraccarico. Bisogna trovare il modo per farsi strada per portare i pazienti dentro l’ospedale e curarli in mezzo ai morti”.

La medica prosegue: “È un caos assoluto, l’ospedale è una nave che affonda. In sala operatoria, i pazienti feriti nei bombardamenti della scorsa notte giacciono a terra su barelle, in attesa di un posto in sala operatoria. In sala d’emergenza non c’è capacità per fare il triage e sfortunatamente arrivano diversi casi che – data la capacità dell’ospedale e della situazione a Gaza in generale – moriranno”. Karin Huster sostiene che “è incredibilmente difficile per gli infermieri e i medici del pronto soccorso non dare nemmeno un briciolo di speranza. E così provano a portare i pazienti in sala operatoria, ma poi sfortunatamente bisogna dare la brutta notizia della morte alle famiglie”. A Gaza, conclude la responsabile di Msf, “non ci sono altri ospedali funzionanti e i pazienti non possono essere trasferiti in altre strutture per ricevere le cure. E così, ferito dopo ferito, i pazienti che arrivano ad Al-Aqsa in condizioni critiche, restano ad Al-Aqsa e muoiono ad Al-Aqsa. Eppure, come dicono i nostri colleghi, non ci arrendiamo. Ma non so per quanto tempo potremo resistere”.

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