Bolivia nel caos: dopo 40 giorni di proteste il governo accusa il narcotraffico

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ROMA – “La Bolivia non è sola, gode del sostegno internazionale, e il governo agirà con fermezza contro coloro che tentano di soggiogare il Paese con la violenza”: lo ha assicurato il ministro della Difesa Ernesto Justiniano, dopo oltre 40 giorni di proteste e blocchi di strade e autostrade organizzati da migliaia di operai, contadini, insegnanti e autotrasportatori, per chiedere le dimissioni del presidente Rodrigo Paz Pereira.

Le proteste hanno fatto registrare anche episodi di violenza, e i morti sarebbero già circa una decina. Stamani, nel corso di un evento pubblico, il ministro Justiniano è tornato a parlare della nuova legge sullo Stato d’emergenza promulgata dal presidente Paz in queste ore, assicurando che la Bolivia può contare “su alleati stranieri: stiamo ricostruendo la fiducia internazionale. Stiamo ripristinando la cooperazione, il coordinamento e lo scambio di informazioni con i Paesi e le istituzioni amiche impegnate nella sicurezza regionale”. Poi ha accusato i manifestanti di essere “passati dai blocchi stradali alla violenza” e per questo, assicura che “le Forze armate adempiranno alla loro missione costituzionale con disciplina, compostezza e patriottismo”.

Le decine di blocchi stradali stanno interessando soprattutto la capitale La Paz e la vicina città di El Alto, con gravi ricadute per l’economia. I prezzi di carne e verdura risultano raddoppiati. Per i sindacati però ben più rischiose sono le politiche di austerity promosse dal governo di centrodestra, a partire dalla riforma agraria e dai tagli ai sussidi e ai salari dei dipendenti pubblici. Una manovra che, secondo le organizzazioni dei lavoratori, non riusciranno a porre fine alla crisi economica che attanaglia il Paese.

A nulla in queste settimane sono serviti gli appelli al dialogo di Paz, che alla fine ha promulgato la “legge sullo Stato di eccezione”, che disciplina l’adozione di misure straordinarie – della durata di 90 giorni, prorogabili solo col via libera del Parlamento – in caso di crisi e minacce alla sicurezza e alla stabilità.Ciò consente di ampliare i poteri di intervento delle forze di sicurezza e vietare raduni e manifestazioni pubbliche.Paz, alleato dell’omologo statunitense Donald Trump, ha motivato lo stato d’emergenza con la necessità di difendere la Bolivia dai narcotrafficanti, che sarebbero dietro alle proteste insieme all’ex presidente socialista Evo Morales. Quest’ultimo ha espresso sostegno alle istanze dei vari gruppi sociali a partire dagli agricoltori, e accusato il governo Paz di essersi “sottomesso” all’amministrazione Trump.
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